lunedì 4 agosto 2014

Torment

Blackrock
Avamposto Alleato, Sotterranei.


Il sotterraneo è umido, polveroso. Soffocante.
Il rumore delle pale che girano sul soffitto ipnotico, costante. Fastidioso.
La tensione è tanto densa che si potrebbe tagliarla con un coltello.
Ci sono quattro persone nella stanza, tre barricate dietro ad un lungo tavolo lucido ed una seduta su una sedia, direttamente di fronte.
Owen ha l'espressione stanca, e nervosa, di un uomo che preferirebbe essere altrove. John Samuel Simmons, invece, lo fissa con una certa insistenza appesantita da una più palpabile arroganza. Nessun parla, nessuno dice niente. Owen è a disagio, guarda le pareti e le colate di condensa che tirano gocce scure, inquinate. Poi il soffitto crepato, traslucido. La luce è artificiale, giallognola: non illumina bene, fa solo male agli occhi.
Deve essere una prova di pazienza, a chi cederà per primo.
Owen prende un grosso respiro, in preparazione di una battuta che – sarcastica o meno – interrompa la pausa.
E' il Comandante subito accanto a Simmons a parlare, dopo essersi schiarito la voce.
- Lei sa perchè è qui?
- Ho un sospetto... ma preferirei arrivare al dunque. Qui dentro fa caldo.

Non è arrogante, solo scocciato. Ansioso. Il caldo è solo una conseguenza, non l'effettiva condizione.
- Il gruppo del Tenente Hoyt non è tornato. Nella zona sono stati sentiti scoppi, bombe. Le comunicazioni si sono interrotte all'istante. E' una zona buia, lui doveva andare in avanscoperta e riferire.
- Cosa dovrei fare io? Non sono un Assaltatore. Se vuole mand--
- Non ho finito di parlare, Dunham.
- …..
- Abbiamo intercettato un gruppo di esploratori dietro alle montagne, sbucati da alcuni tunnel. E' stato aperto il fuoco, dei cinque trovati ne sono rimasti due. Uno ferito gravemente, l'altro può ancora parlare.

Owen ha già capito cosa vogliono da lui: sapere e controllare. Si raddrizza sulla sedia, spingendo le spalle contro allo schienale. L'atteggiamento è cambiato; la sfacciataggine è sparita, oramai è solo concentrato. Assapora l'aria sfiorandosi le labbra con la lingua. Ha sete e guarda la brocca di acqua fresca di fronte a Simmons con evidente desiderio, anche se non gli chiede niente. Tortura persino le dita, graffiandosi i palmi con le unghie. E' in piena trepidazione: a volte serve poco per attirare la sua attenzione.
- Dov'è?
- Ultima stanza in fondo al corridoio. C'è già tutto.
- Tutto cosa?
- Tutto quello che serve.

Non domanda altro. Si alza e se ne va, senza guardarsi indietro. La stanza la raggiunge in fretta, solo per starci chiuso dentro tredici ore e mezza.
Quando esce ha le mani macchiate di sangue, gli avambracci tesi e lo sguardo febbricitante. Al soldato di piantone consegna un foglio elettronico.
- Queste sono le coordinate. Avete dodici ore prima che l'intera squadra venga fatta fuori. Consegni tutto a Simmons senior.
- Devo dirgli altro?
- Fai chiamare Simmons junior. Deve accertarsi delle condizioni di questo qui...

Non lascia molto da esaminare, effettivamente. Un viso che è una maschera di carne tumefatta, irriconoscibile. Bruciature sparse sul corpo e tagli ovunque. Quando Owen lascia la stanza sa già che quell'uomo non gli servirà più: tutte le informazioni che voleva le ha ottenute.
Uno dei suoi lavori peggiori.